Categoria: Il mio lavoro

HYGGE: UNO STILE O UN LIFESTYLE?

Oggi si torna a parlare di Nord Europa, ma con un argomento che taglia trasversalmente la questione dell’interior design! Verso la fine del 2016 e per tutto il 2017 infatti si è sentito parlare molto del termine hygge.

Per chi non lo sapesse hygge è un termine danese che non trova un equivalente in italiano, ma che si potrebbe utilizzare per definire un sentimento, un’atmosfera sociale, un’azione correlata al senso di comodità, sicurezza, accoglienza e familiarità (cit. Wikipedia). In altre parole potremmo dire che hygge riguarda tutto ciò che con la sua semplicità è capace di donare felicità, purchè sincera e profonda.

Qui tra l’altro bisogna aprire una piccola parentesi: sapevi che il popolo danese è considerato il più felice al mondo? Questo è dovuto al loro profondo senso di benessere, dato dal fatto che riescono a passare gran parte del loro tempo con la famiglia e gli amici. Quindi chi se non i danesi possono permettersi di divulgare questo tipo di consigli!?

L’etimologia di questa parola è molto confusa ed esistono diverse ipotesi sulla sua origine. Tra le parole dalle quali si pensa possa essere derivata troviamo: sentirsi soddisfatti, abbracciarsi e consolare.

Via The Lounge Co.

Purtroppo però nel corso dell’anno il termine hygge è stato utilizzato come una sorta di etichetta per vendere qualsiasi cosa: candele, ricette, libri, tazze, coperte… Addirittura è stato fatto diventare un vero e proprio stile d’arredo!

La verità però è che l’hygge è principalmente uno stile di vita e solo partendo da questo concetto allora lo si può applicare a tutti i contesti che ne riguardano, tra cui anche quello delle mura domestiche. Anzi sono i danesi stessi ad ammettere che la casa è la principale sede dell’hygge. L’hygge poi lo si trova anche in natura e sorprendentemente anche un posto di lavoro lo può essere.

Via Instagram

Ecco come la penso io sull’Hygge

Credo che con il termine hygge si possa ben definire ciò che è il mio concetto di Casa e di Interior.

Ho più volte detto infatti qui sul blog e su tutti i miei canali social che il mio obiettivo è quello di progettare case che abbiano un potere benefico in chi vi abita e lo avevo anche ribadito nel momento in cui avevo stilato il mio manifesto e lo avevo pubblicato. (Lo trovi qui.)

L’hygge dovrebbe essere proprio questo, una condizione di benessere che nasce nella parte più intima di ciascuno di noi e che non si può ottenere acquistando quel cuscino, quella poltrona, mangiando quel piatto o leggendo quel libro!

Detto questo mi voglio pubblicamente opporre ai tanti articoli che ho trovato e letto che stilano consigli, liste di prodotti da acquistare, propongono immagini a somiglianza di quello che dovrebbe essere lo stile hygge.

Ripeto che l’hygge è uno stile di vita e che certamente lo si può e lo si deve far riflettere all’interno della propria casa, ma come tale non può essere messo in pratica semplicemente con una serie di cambiamenti nell’arredamento. Sai perchè? Perchè ciascuno di noi è diverso l’uno dall’altro! Ognuno conduce una vita completamente diversa da quella di un’altra persona e questa vita si compone a sua volta di impegni, interessi, gusti, occupazioni che non possono essere uguali a quelli di qualcun altro.

Via Susan Irene

Conclusione

Una casa per essere ben progettata e quindi generare benessere deve principalmente tenere conto di tutto questo. Perchè non posso imporre ad un gigante di dormire in un letto troppo piccolo per lui, o ad una persona più bassa della media di avere i pensili ad un’altezza “comune”.

Si possono dare dei consigli su come provare lo spirito hygge nella gestualità della vita quotidiana e di come viverlo all’interno della casa, questo si!

Sapevi che il Natale è il periodo più hygge dell’anno? Perchè questo periodo rende ancora più possibile condividere il proprio tempo con amici e familiari, ci si dedica insieme a preparare piatti per la propria famiglia con amore, si creano le decorazioni a mano che poi vengono tramandate di generazione in generazione…

Spero che l’articolo in questione non abbia preso una piega troppo polemica. L’intento era solo quello di analizzare più nel profondo il significato di questo termine che è stato un grande trend per tutto il 2017. E poi volevo condividere con te questa analogia di significato che la parola hygge e la mia filosofia incarnano.

Per il resto, sii hygge!

Via SELF Magazine

P.S. Come al solito ogni commento è ben accetto! Avevi già sentito parlare di questo lifestyle? Condividi il mio pensiero oppure sei di un’altra opinione? Cosa ne pensi? Useresti altre parole per definire l’hygge?

UN EBOOK PER LE VACANZE

Ed eccoci arrivati anche alla fine di questa sessione annuale! Si, hai capito bene: il blog va in vacanza! Ma non temere, sarà solo per il mese di Agosto. Io invece rimarrò a lavorare silenziosa dietro le quinte per produrre nuovi e accattivanti contenuti: sui social network (quali Facebook, Instagram e Pinterest; Twitter invece devo prima iniziare a capirci qualcosa anch’io!) potrai continuare a seguire le attività di Chiara Fedele Interior Design. In programma ci sono tante idee e tante novità su cui lavorare e il progetto di mantenere la stessa impronta stilistica che sono riuscita a conferire a questo mio spazio web nell’ultimo periodo.

Ma l’articolo in questione non finisce qua! Per riuscire a tenere testa alla tua sete di ispirazione, voglia di arredamento e di interni da sogno ho pensato di suggerirti diverse letture che magari potrebbero accompagnarti sotto l’ombrellone o qualsiasi altra meta turistica tu abbia scelto.

Ecco la top 5!

  • Chiara Fedele Interior Design Magari durante l’anno non sei riuscito a leggere proprio tutti i contenuti del blog. Questo mese di pausa potrebbe essere l’occasione per recuperare e andare a rispolverare anche i primissimi articoli. Sui social io continuerò a proporti diversi argomenti, ma ce ne sono talmente tanti che non credo riuscirò a postarli tutti, quindi non esitare a tornare qui di tanto in tanto e a curiosare!
  • AD E’ la prima rivista che ho scoperto quando mi sono avvicinata al mondo del design e rimane tutt’oggi una delle mie preferite. La qualità delle immagini è sorprendente e i contenuti sono sempre scelti con estrema cura. Si tratta di una rivista adatta sia ai professionisti, sia agli appassionati e propone home tour, proposte di tendenza, selezione di arredi, schede tecniche…

AD

  • Domus Anche questa rivista l’ho scoperta durante gli studi in Accademia e, mentre AD fu l’insegnante di Design a suggerircela, questa ci è stata consigliata da quello di Architettura. Va da se che gli argomenti sono più tecnici e che tra le proposte non ci sono solo case, ma anche e sopratutto spazi pubblici come musei, aeroporti o altro. Al contrario da quello che si può pensare la lettura, anche in questo caso, rimane comunque molto leggera. Te la consiglio se, oltre ad essere appassionato di design, ti entusiasma anche l’architettura d’interni, come a me!

Domus

  • Kinfolk Questa che ti sto proponendo ora è una vera e propria chicca e sta spopolando tra tutti i design blogger! Il mese scorso ti avevo parlato dello stile kinfolk: uno stile d’arredo che si è originato da un lifestyle orientato all’essenzialità, in contrasto con i ritmi e i valori tipici della società capitalista odierna. Forse però non ti avevo detto che esiste anche il magazine (qualcuno in rete lo ha definito “la guida per una vita fighissima”!). Probabilmente conducendo una vita come quella che ci suggerisce la comunità Kinfolk non sentiremmo neanche la necessità di partire in vacanza, poichè uno dei concetti sul quale si basa questo lifestyle è appunto l’equilibrio tra lavoro e vita. Più che una rivista d’arredamento, si tratta più precisamente di una rivista di lifestyle: cucina, tempo libero, organizzazione di incontri tra amici… Kinfolk è una rivista trimestrale e indipendente, ovvero priva di pubblicità. Per questo motivo non può essere comprata dal giornalaio di fiducia, ma va ordinata online o attraverso i distributori ufficiali.

Kinfolk

  • Il mio ebook Si, si, hai capito bene: ho scritto un ebook! Di cosa parla? Beh, di design ovviamente! Dell’evoluzione che la produzione e lo stile d’arredo ha avuto nel corso della storia e di quelle che sono le previsioni per il futuro. Il nodo in cui si concentra l’argomento è quello del design auto prodotto, considerazioni sull’impatto ambientale del nostro stile di vita e sul modo di impegnare il nostro tempo. Per tutte queste ragioni è una lettura che va a braccetto con quella della rivista Kinfolk. Lo trovi qui!

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Ma le sorprese non finiscono qua! Ho voluto fare la cose in grande per l’arrivederci di quest’anno e ho creato un gruppo Facebook: Circondati di Piacere!

Poichè allo stesso tempo ho deciso di chiudere temporaneamente i servizi di progettazione d’interni nella mia vetrina, ho pensato che:

  • attraverso il gruppo ci saremmo potuti scambiare consigli e suggerimenti in maniera del tutto gratuita per l’arredamento della propria casa,
  • che ti saresti sentito meno solo, considerando l’assenza di nuovi articoli sul blog.

Raggiungici subito! Il gruppo parte proprio oggi e io non vedo l’ora di averti tra i nostri!

Fammi sapere tra i commenti se ti cimenterai nella lettura di una di queste riviste suggerite, se riuscirai a trovare il magazine Kinefolk o se scaricherai il mio ebook! Sopratutto, se lo leggerai fammi sapere cosa ne pensi!

Per il momento il blog Chiara Fedele Interior Design si ferma qua e ci si rivede il primo lunedi di Settembre! Buone vacanze!!

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I MIEI VALORI: MANIFESTO

La volta scorsa in cui ti avevo portato a fare un giro nelle profondità del mio biz (trovi l’articolo qui), ti avevo accennato quelli che erano i miei valori. Quelli che, come avevo detto quella volta, reputo principali nella vita e nel lavoro.

Oggi voglio approfondire con te quegli aspetti affinché non siano soltanto belle parole messe li, ma per farti capire che sono scelte che per me hanno un perchè.

Idea

Eccoli qui!

1.Non mi accontento di creare semplicemente degli spazi belli, devono essere anche funzionali.

A cosa serve volere a tutti i costi quel tavolo da caffè, solo perchè fa tanto bello, se poi non ho lo spazio neanche per girarci intorno?

Oppure, si la cucina senza i pensili fa così stile nordico, ma dove metto tutte le stoviglie, le scorte e gli attrezzi se non ho lo spazio nel salotto per una dispensa o una dining room?

E altre cose di questo genere… Ci siamo capiti, no!?

2. Il mio animo è da sempre orientato alla sostenibilità e all’ecologia. Principi che cerco di applicare anche nel mio lavoro.

Le risorse del nostro pianeta non sono inesauribili e questo lo sappiamo tutti molto bene. Purtroppo però, fare finta che il problema non esista non aiuta a migliorare la situazione. 

Personalmente sono sempre stata un’amante della natura, fin da quando ero molto piccola, ma mai una fanatica. Scienze era una delle mie materie preferite alle elementari. Questo amore l’ho riscoperto poi con la stesura della mia tesi di laurea di cui ti parlerò a breve!

3. Basta con lo stereotipo che l’interior designer è un lusso. I miei servizi sono pensati anche per offrire soluzioni a piccoli budget (considero infatti, anche e sopratutto, progetti di riciclo e altre alternative economiche a seconda delle necessità).

Per farti comprendere pienamente il concetto del lusso voglio qui riportarti le meritatissime parole di Bruno Munari (1907-1998), pittore, designer e sperimentatore di nuove forme d’arte che ha segnato una svolta fondamentale nella storia del design in Italia e nel mondo e a cui mi ispiro.

Il lusso è la manifestazione della ricchezza incivile che vuole impressionare chi è rimasto povero. E’ la manifestazione dell’importanza che viene data all’esteriorità e rivela la mancanza di interesse per tutto ciò che è evoluzione culturale. E’ il trionfo dell’apparenza sulla sostanza.

Il lusso è una necessità per tanta gente che vuole avere una sensazione di dominio sugli altri. Ma gli altri se sono persone civili sanno che il lusso è finzione, se sono ignoranti ammireranno e magari invidieranno chi vive nel lusso. Ma a chi interessa l’ammirazione degli ignoranti? Forse agli stupidi. Infatti il lusso è una manifestazione di stupidità. Per esempio a che cosa servono i rubinetti d’oro? Se da questi rubinetti d’oro esce un’acqua inquinata non è più intelligente, con la stessa spesa, mettere un depuratore d’acqua e tenere i rubinetti normali? Il lusso è quindi l’uso sbagliato di materiali costosi che non migliora le funzioni. Quindi è una stupidaggine!

Naturalmente il lusso è legato all’arroganza e al dominio sugli altri. E’ legato ad un falso senso di autorità. In antico l’autorità era solo lo stregone che aveva abbellimenti e oggetti che solo lui poteva avere. I re e i potenti erano vestiti con costosissimi tessuti e pellicce. Più il popolo era tenuto nell’ignoranza e più l’autorità si mostrava paludata di ricchezze. E ancora oggi in molte nazioni si verificano queste manifestazioni di apparenze miracolose. Contemporaneamente però nella gente sana si fa strada la conoscenza della realtà delle cose e non dell’apparenza. Il modello non è più il lusso e la ricchezza, non è più tanto l’avere quanto l’essere (per dirla con Erich Fromm).

Man mano che l’analfabetismo diminuisce l’autorità apparente cade e al posto dell’autorità imposta si considera l’autorità riconosciuta. Un cretino seduto su un grande trono poteva forse suggestionare in un tempo passato ma oggi, e sopratutto domani, si spera che non sia più così. Spariranno i troni e le poltrone di lusso per i dirigenti imposti, gli arredi speciali per i capi, le cattedre di lusso alzate su pedane di mogano, i paludamenti, i gradi, e tutto ciò che serviva per suggestionare.

Insomma, voglio dire che il lusso non è un problema di design!

Bruno Munari Da cosa nasce cosa Editori Laterza

4. Non sono per gli oggetti inutili.

A cosa serve avere tantissimi suppellettili? Neanche tu che li collezioni riesci a goderne in pieno il loro valore estetico se ne hai talmente tanti che gli occhi non hanno un po di pace e non sanno dove soffermarsi.

Una casa con tanti oggetti crea situazioni di stress e ansia, oltre al fatto che non è per niente semplice da pulire e tenere ordinata.

Meglio allora puntare su pochi oggetti, magari anche più di qualità.

5. Non nutro profondo interesse per il feng-shui, ma che l’arredamento abbia il potere di influenzare il nostro stato d’animo è un dato di fatto.

Come dicevo prima, una cosa con troppi oggetti può generare stati di ansia, ma anche una casa troppo vuota, o arredata non nel modo corretto.

L’ambiente che ci circonda può davvero creare in chi vi abita delle vere e proprie patologie.

6. I miei progetti sono concepiti con lo scopo di coadiuvare le interazioni in famiglia, la condivisione e l’ospitalità.

Nello stesso modo con cui una casa può generare delle anomalie nelle persone che usufruiscono dello spazio, la casa e la disposizione del suo arredamento può anche coadiuvare a generare delle situazioni piacevoli all’interno di essa.

Un esempio scontato è dato dal colore: alcuni ristoranti scelgono determinati colori per le pareti perchè invogliano a mangiare di più; oppure certi colori usati nella camera da letto conciliano il sonno…

Un’ultimo punto mi è però venuto in mente a distanza di un mese, da quando vi avevo già accennato questi valori.

7. Idee e soluzioni anche per case in affitto, che quindi non possono subire stravolgimenti eccessivi o troppo costosi.

E quest’ultima si spiega anche da sola. Per esempio io, quando sono venuta ad abitare in questa casa ho trovato la caldaia in bella vista nell’open space. Far creare un armadietto appositamente per nasconderla mi dispiaceva, sia per il costo economico, sia per qualcosa che un giorno non potrò portare via con me. Ho allora trovato una soluzione alternativa per nasconderla con classe (magari un giorno te ne parlerò qui sul blog!)

Ma sai cosa? Tutto questo discorso sui valori mi ha anche fatto venire in mente un’idea: ho creato un manifesto ed è anche scaricabile: lo trovi qui!

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INSTAGRAM MI HA SALVATA

Bentornato! Anche questo sarà uno di quei post in cui parlerò a ruota libera, in cui sarò veramente me stessa e se ci tengo a dirtelo è perchè so già che probabilmente ti potrei anche raccontare di cosa ho mangiato ieri sera a cena, o di quella volta che imparai ad andare a cavallo per i miei 18 anni… come vedi tante cose che per te che mi leggi non centrano nulla, ma che la mia testa strampalata può quasi sicuramente riconoscere come ausiliari per centrare il discorso!

Bene, chiarito tutto questo, oggi voglio parlarti di come Instagram mi ha salvata!

Si, parlo proprio di Instagram e dei suoi 150 caratteri di spazio per scrivere la bio!

All’inizio era solo frustrazione e, se siete utenti di Instagram, sicuramente l’avrete già provata. Frustrazione nel riconoscere che gli altri hanno sempre contenuti super “instragrammabili” (per utilizzare un neologismo strettamente a tema!) e che io invece nella mia vita passata al lavoro, davanti al computer, progettando disegni tecnici e facendo una vita da pendolare, tutta quella bellezza non sapevo dove trovarla.

Ma Instagram non è solo bellezza; è anche entusiasmo, divertimento, colori, esperienza, tentativi… Instagram, da come lo vedo io, è un mondo! E io volevo assolutamente farne parte!

E così iniziai la mia ricerca… Ho iniziato a spulciare profili Instagram fino all’esasperazione trovandomi catapultata in meravigliose ambientazioni nordiche, ho fatto il giro del mondo insieme a ragazze bellissime che immortalavano istanti da sogno con vestiti ultra-griffati, ho sentito il profumo di miriadi di fiori colorati inseriti creativamente in ogni dove e ho persino visto i cibi più strani e calorici del mondo abbinati all’urbanistica della città che li produceva…

Ho vissuto tutto questo in cerca d’ispirazione e della risposta alla domanda “che cosa voglio farne io del mio profilo IG?”.

Una sola risposta era certa: avevo aperto il mio profilo sul tanto chiacchierato social network ai tempi del blog, insieme a tutti gli altri, per promuovere quello che scrivevo. A quel punto realizzai che se la mia filosofia era cambiata con la gestione del blog, allora anche il mio modo di utilizzare quella galleria fotografica doveva adattarsi: OK, quindi Instagram doveva diventare una vetrina del mio lavoro!

Ma dove trovare il materiale da fotografare se ero agli inizi? E poi c’era anche il limite che doveva trattarsi di qualcosa di visuale perchè andava poi pure fotografato!

E così sono arrivata ai colori! I colori fanno parte della mia professione in maniera intrinseca e io non potrei mai svolgere il mio lavoro senza di loro. Li amo così tanto che non ho neanche un colore preferito (si, generalmente è il rosa, ma per quanto concerne casa è tutta un’altra incredibile storia!): ho i periodi e quindi per un lasso di tempo adoro circondarmi di oggetti blu, il mese successivo poi magari sono più orientata al verde e poco dopo magari vado di total black… Sono strana, lo so, ma io sono così!

Detto questo, non mi rimaneva altro che cercare un modo per trasmettere quindi i miei amatissimi colori. Era arrivato il momento di pensare e di trovare qualcosa di bello che unisse i colori (e quindi la mia professione) alla mia vita: i fiori!

Ho trovato che i fiori mi rappresentassero bene: sono allegri ed eleganti, senza contare che ciascuna specie ha il suo mood, come me a seconda della luna! Inoltre, vogliamo parlare della mia smisurata passione per i giardini? Ne trovi un assaggio qui e qui se te li sei persi!

E la bio? E i suoi maledettissimi 150 caratteri? Vogliamo parlarne?

Ma sopratutto: io, povera, piccola e ingenua interior designer, come potevo distinguermi in un mare di offerte tutte uguali?

Partendo dal presupposto che nessuno è uguale agli altri ho allora cominciato un lavoro d’introspezione e iniziato a fare un’analisi di quelli che sono i miei valori, quelli che reputo principali anche nel mio lavoro.

E trovo giusto condividerli con te che mi stai leggendo.

Eccoli qui:

  • Non mi accontento di creare semplicemente degli spazi belli, devono essere anche funzionali. 
  • Il mio animo è da sempre orientato alla sostenibilità e all’ecologia. Principi che cerco di applicare anche nel mio lavoro.
  • Basta con lo stereotipo che l’interior designer è un lusso. I miei servizi sono pensati anche per offrire soluzioni a piccoli budget (considero infatti, anche e sopratutto, progetti di riciclo e altre alternative economiche a seconda delle necessità).
  • Non sono per gli oggetti inutili.
  • Non nutro profondo interesse nel feng-shui, ma che l’arredamento abbia il potere di influenzare il nostro stato d’animo è un dato di fatto.
  • I miei progetti sono concepiti con lo scopo di coadiuvare le interazioni in famiglia, la condivisione e l’ospitalità.

E così sono arrivata a questo!

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Dopo la stesura della bio mi sono resa poi conto di come non avessi potuto trovare un tema fotografico migliore. Concordi con me che i fiori e questa luce bianca riescano a trasmettere bene tutto questo?

Mimosa

 

Ecco quindi come ho così finalmente trovato il mio modo di essere su Instagram!

Se ti fa piacere seguimi; in mezzo a tutti questi fiori potrai trovare consigli per arredare, ispirazioni per la tua casa, codici sconto, novità che riguardano il mio biz e le mie offerte e tanto altro…

Mi trovi come @chiarafedeleid e se vuoi puoi usare il mio personalissimo hashtag (#CircondatiDiPiacere) per mostrarmi l’interno della tua casa e chiedermi consigli!

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RICOMINCIO DA QUI

Oggi mi apro con te. Sarà uno di quei post che più mi piace scrivere, ma anche uno di quelli che in genere mi danno belle vibrazioni quando li rileggo dopo tanto tempo e mi accorgo di quel processo chiamato “maturazione”.

Si, sarà proprio uno di quei post in cui sono veramente io e in cui parlo a ruota libera.

Uno di quei post che mi aiutano a fare mente locale, a guardarmi un po più nel profondo, a mettere nero su bianco pensieri che da fin troppo tempo cercano in qualche modo di essere più concreti.

Questo è uno di quei post, in cui mentre scrivo mi sento davvero una blogger, una di quelle che amo leggere perchè mi trasmettono emozioni e non solo conoscenze mentre le leggo. E purtroppo questa è una cosa che difficilmente riesco a fare… io, che fino ad oggi ho forse esagerato nella ricerca di una veste troppo professionale e poco umana

Si, proprio io, oggi colgo l’occasione per dirti che mi sono stufata, che quella veste inizia a starmi un po troppo stretta.

Quel modo di essere, quel modo di fare, quella presenza online non mi diverte più e, mentre avevo iniziato questa meravigliosa esperienza con entusiasmo, da qualche tempo tendo a vederla più come un obbligo o un lavoro forzato.

Io non sono così, io non voglio che sia così!

Il silenzio che mi ha aleggiato intorno in questo periodo era dovuto proprio a questo. Troppi pensieri, troppo rumorosi, che mi hanno portato ad un altro divenire. Qualcuno lo chiamerà re-branding; io lo chiamo “piena consapevolezza di se“.

Oggi quindi è arrivato il momento di parlarti un po di più di me. Voglio presentarmi e voglio farlo nel modo migliore possibile: piacere, io sono Chiara.

Ricomincio da qui.jpg

La mia storia nasce esattamente 28 anni fa (era il 23 Ottobre del 1988).

Ero una bambina allegra e spensierata e una delle mie prime passioni a manifestarsi fu proprio quella per i libri e la scrittura. Sono stata la prima della classe a imparare a leggere e come regalo per questo ricevetti in dono un libro gigante che raccoglieva tantissime storie al suo interno. Oggi sono sicura che quel libro non doveva poi essere così enorme, ma che era la mia taglia d’allora a farmelo ricordare così.

Appena avevo una manciata di minuti liberi mi portavo avanti nella lettura di quel libro, non mi importava più di nient’altro. E come lo terminai presi l’abbonamento nella libreria di fiducia e ogni settimana convincevo mia mamma ad acquistarmi un nuovo libro. Inutile dirvi che passai tutte le vacanze estive in compagnia dei miei amici fatti di carta a fantasia, mentre tutti gli altri miei compagni di scuola si incontravano nel cortile sotto casa a giocare tutti insieme.

Gli effetti benefici di quei libri si riscontrarono poi con le prime relazioni in classe. Gli insegnanti rimanevano sorpresi dai miei viaggi di fantasia a tal punto che ormai era divenuto un’appuntamento fisso quello di leggere davanti ai miei compagni le mie storie. Anche quando per la prima volta il compito non riguardò una storia di fantasia, ma una lettera di arrivederci agli insegnanti per l’ultimo anno di scuola, beh… anche li, riuscii a farli piangere tutti dalla commozione.

Il piacere di leggere, la passione per la scrittura e lo spirito d’inventiva nel corso della mia formazione quindi crebbero di pari passo, forse anche insieme al piacere di passare del tempo in solitudine ad ascoltare i miei pensieri.

Ecco cosa mi ha portato ad aprire un blog!

Ma di cosa parlare poi? Beh, desideravo parlarvi della mia più grande passione, quella per l’interior design!

Se mi segui già da un po, allora forse saprai che da grande in realtà volevo fare la psicanalista, ma poi la possibilità di seguire i corsi universitari a due passi da casa mi hanno portata a tentare l’iscrizione al corso di Architettura d’Interni e Design.

Fu la scelta migliore che avessi potuto fare: mi si è aperto un mondo! Oggi l’arredamento è la mia più grande passione e non potrei vivere senza tutto ciò…

Così mi ci sono laureata e al termine degli studi gli insegnanti ci consigliarono di aprire uno spazio sul web per permetterci di allargare le nostre possibilità professionali e farci conoscere il più possibile al mondo. Che dire: ho preso la palla al balzo e oggi il mio “spazio sul web” è il mio sito/blog, che non solo mi ha permesso di conoscere tante persone interessanti e di accedere a diverse occasioni di lavoro, ma anche di tenermi aggiornata in questo settore che racchiude una moltitudine di realtà con la quale sarebbe pressoché impossibile tenere il passo.

Ma perchè oggi ti ho raccontato tutto ciò? Perchè all’interno del mio blog c’è una sezione chiamata Shop, un piccolo e-commerce, o forse sarebbe più opportuno chiamare vetrina, che ho lasciato abbandonata a se stessa ormai da diverso tempo.

Tra i miei progetti ci sarebbe quello di farla rivivere e far si che Chiara Fedele Interior Design non si limiti ad essere sono un blog che tratta temi di arredamento, ne’ che sia solo una vetrina per il mondo del lavoro, ma che:

✎ diventi un vero e proprio brand,

✎ che possa offrire un servizio sempre più completo ai miei lettori,

✎ che Chiara Fedele Interior Design possa essere un vero e proprio lavoro, il mio! E non si limiti ad essere solo una passione.

Questo post è il primo a fare parte della rubrica Shop. Nel prossimo articolo ti presenterò la mia filosofia e quindi di quali sono le ragioni per cui fare affidamento sulla mia professionalità, piuttosto che quella di qualcun altro. O meglio, ti fornirò la chiave per rispondere alla domanda: è lei l’architetto che cerco, oppure è meglio chiedere ad un altro?

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